Lesbo: endless pain

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Lesbo Marzo 2020

 

Un labirinto di tende che si snodano su piccole colline ricoperte di Olivi e dove, in uno spazio attrezzato per ospitare 3 mila persone, attualmente ci vivono, anzi sopravvivono, in 10 mila. La magnificenza dell’olivo è cantata già dai poeti dell’Antico Testamento, nelle loro metafore l’ulivo simbolizza pace, salvezza e prosperità ma qui è un paradosso.

Questo campo profughi mette a dura prova fisica e mentale uomini, donne, e moltissimi bambini . I migranti sono bloccati sull'isola senza via di scampo, approdati qui dopo aver subito forme estreme di violenza e tortura, sia nei paesi di origine che durante la fuga. Persone gravemente traumatizzate fisicamente ma, soprattutto, mentalmente che qui continuano ad essere vittime di abusi e a vivere senza dignità: l'accesso all'acqua potabile, ai bagni e alle docce è limitato, le persone condividono spazi esigui a causa del sovraffollamento, non possono avere le cure mediche necessarie, enormi mucchi di spazzatura si formano al limite del campo.

Diverse organizzazioni stanno cercando di portare aiuti ai migranti ma sono ostacolate dai militanti dell’estrema destra, che prendono di mira i profughi e gli operatori delle Ong.

Le politiche miopi messe in atto con l'attuazione dell'accordo UE- Turchia hanno reso Lesbo una prigione, la mancanza di volontà politica da parte degli stati membri dell'Unione europea sia nella condivisione della responsabilità che nella creazione di un sistema efficace di accoglienza per i migranti è inaccettabile.

Dopo la caduta del muro di Berlino in molti pensavamo che sarebbe stata spazzata via ogni traccia di oscurantismo invece l'Europa, patria dei diritti umani, che avrebbe dovuto costituire un modello alternativo, ha seguito l'ondata dei nazionalismi e dal lugubre passato è riemerso il filo spinato, che ha circondato le colline della Macedonia, i prati della Bulgaria, la pianura dell’Ungheria, raggiungendo Serbia, Croazia, Slovenia, quei Paesi solo di recente usciti da conflitti fratricidi. Così è stata chiusa la cosiddetta «rotta balcanica».

Nel paesaggio del terzo millennio si sono moltiplicate a dismisura le barriere è tornata l'ossessione delle frontiere e dei confini.

La globalizzazione, ormai è evidente, ha fallito in tutte le sue forme, anzi ha funzionato benissimo solo la globalizzazione dell'epidemia nella sua diffusione democratica.

La libertà è una esigenza umana innata e non negoziabile, ce ne rendiamo conto molto bene in questi giorni di quarantena a causa della pandemia, e viene spontaneo pensare che i migranti vivono emarginati in una “quarantena”per anni.

Questo virus ha reso evidente quanto i razzisti siano i vigliacchi della modernità, pensano che stare chiusi nel proprio piccolo ambito sia buono e sicuro, il loro mondo è così ristretto da non ammettere il diverso come ricchezza, ma ora abbiamo sperimentato quanto sia invece angosciante stare chiusi e quanto siano importanti le relazioni con gli altri, se non si ha cura dell'altro se non si ama l'altro se non riusciamo a capire che l'altro è una ricchezza e un dono e che è parte di noi, non si può amare se stessi, ma come Narciso amiamo la nostra immagine riflessa e quindi distorta.

Il Dalai Lama dice che “ il nemico è il più grande maestro “ perchè essendo talmente altro da me mi costringe a tirar fuori il meglio di me per confrontarmi con lui.

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